Corro da molti anni barefoot su una spiaggia tropicale, qualche
tempo fa sono stato attaccato da due cani di grossa taglia
che circolavano soli, da quel giorno ho deciso, essendo
titolare di porto d’armi, di portare con me la mia Glock automatica
del peso di circa due chilogrammi.
I miei 10 chilometri di spiaggia ogni 48 ore con 2 chili in mano, giorno dopo giorno il mio corpo è cambiato, ho ascoltato dentro di me il quasi bipede che portava un sasso;
Per cacciare.
Poi ho ascoltato dentro di me anche l’australopithecus afarensis con la clava, e via via con il passare dei milioni di anni, l’ascia, la lancia, l’arco ….
Se durante una 10 km considero circa 7.500 oscillazioni utili del braccio, ogni piccola salita verticale del peso vale:
W = 2 \cdot 9,81 \cdot 0,10 \approx 1,96 J
Moltiplicato per 7.500 oscillazioni, il lavoro meccanico minimo diventa:
1,96 J \times 7.500 = 14.700 J
Cioè circa 14,7 kJ.
Tradotto in un gesto da palestra, è più o meno come fare 75 ripetizioni con 20 kg sollevati di un metro, oppure circa 150 ripetizioni con 20 kg sollevati per mezzo metro.
E questo è solo il conto pulito della salita verticale.
Nella realtà il peso viene anche accelerato, frenato, stabilizzato
dalla spalla, trattenuto dalla presa e integrato nella rotazione
di tronco e bacino.
Forse correre con due chili in mano non ti trasformerà in un
cacciatore paleolitico, ma ti ricorderà una cosa antica: la corsaumana non è mai stata solo gambe.
È piede, polpaccio, bacino, tronco, spalla, mano.
Il braccio che oscilla è un contrappeso; la mano che porta un peso
trasforma quel contrappeso in esercizio.
Non è magia, non è bodybuilding, ma è un piccolo laboratorio
biomeccanico portatile: ogni passo una ripetizione, ogni oscillazione
un richiamo.
